A proposito di usi alternativi del caffè ecco cosa succede quando ti distrai un attimo….

Una novità del tutto inaspettata e ancora tutta italiana impazza a New York.

Il 23 novembre 2014 l’italiana Samantha Cristoforetti parte alla volta della Stazione spaziale internazionale e porta con sé niente popò di meno che la prima macchina per il caffè spaziale, frutto di ben tre brevetti di alta ingegneria e tecnologia e di una partnership con l’azienda italiana che ha realizzato speciali capsule adatte all’ambiente in microgravità. Per la prima volta sulla Iss ci sarà una cambusa e Cristoforetti potrà realizzare il “cooking on orbit”, ovvero potrà preparare i suoi menù, combinando i diversi alimenti preparati da Argotec, la società torinese specializzata in menù per astronauti (e provate a dirmi che in Italia va tutto male!). La cucina Made in Italy, lasagne, caponata, parmigiana di melanzane e tiramisù portata in orbita da Luca Parmitano fa un ulteriore balzo in avanti, infatti al gusto si abbina uno speciale programma di sana alimentazione, che il capitano Samantha Cristoforetti farà arrivare sulla terra grazie ad Avamposto42 (avamposto42.esa.int), un punto di contatto diretto tra la Iss e la Terra, dal quale ci racconterà la vita nello spazio e molto altro.
Ma se questo inverno passeggiando per l’East Village vedete una donna piena di energia, con una pelle splendida e luminosa, che sorseggia una fumante, bevanda calda, potrebbe non essere caffè! A New York, incuranti di quello che succede in orbita, si diffonde e spopola una nuova magica bevanda, che inizia la sua ascesa al successo prima come bevanda di nicchia dei fitness addicted e poi grazie al passaparola ma soprattutto al suo sapore strepitoso e all’enorme potere vigorizzante entra a gamba tesa tra le bevande preferite dei Newyorkesi. Te la vendono come una droga dalla finestrella laterale di un notissimo locale, gestito guarda caso dallo chef Marco Canora, italianissimo, e chi, se non uno di noi, poteva riuscirci? Ti avvicini al rettangolo in legno e bisbigli la parola magica: “Brodo” e quelli ti versano in un bicchierone del caffè della Starbucks un mestolo di caldo, invitante liquido derivato dalla bollitura di ossa di bovino, radice di zenzero, carote, sedano e cipolle. Si’! Avete capito bene, la nuova bevanda ha un nome italiano, è realizzata da un italiano e servita all’americana!
Dalla finestra take-out del ristorante Hearth Marco Canora distribuisce attualmente tre brodi: Manzo nutrito con erba (il Grass-Fed Beef, si’ perchè adesso i ruminanti nutriti ad erba sono talmente rari da essere unici e carissimi), pollo biologico e la ricetta segreta l’Hearth brodo.
Costano dai 4$ il bicchiere da caffè piccolo, 5.50$ il medio e 6,75$ il grande, si può poi scegliere tra componenti aggiuntivi, come il fermentato di barbabietola, l’olio di peperoncino piccante calabrese e la curcuma fresca grattugiata. Canora vuole aggiungere un brodo vegetariano a base di verdure, alghe e funghi secchi, ed eventualmente un brodo di pesce (non bastava Mainardi con il suo brodo di pesce fatto con la moka).
Insomma dopo New York letteralmente impazzita per l’hamburger di cotechino di Bottura con migliaia di clienti in fila per provare i Suoi “Emilia burger”, ecco che gli Stati Uniti rendono omaggio nel nome e nei contenuti al nostro nostranissimo brodo di gallina! Mia nonna ci metteva anche un po’ di vino rosso caldo, una goduria, mentre diceva ” Non venite a far credere a me, che l’uomo è andato sulla luna…” No, nonna è solo andato a prendere un caffè, ma mangiamo altrimenti si raffredda…