Gli Italiani cercano „pizza“ su Amazon?!?

 

 

 

Amazon e‘ la piattaforma per gli acquisti online piu‘ famosa e nota tra gli utenti di internet, che la utilizzano per acquistare di tutto, per questo abbiamo deciso di chiedere a sonar, uno strumento di ricerca gratuito per le parole chiave di Amazon, che cosa cercano gli italiani quando cercano la parola pizza su Amazon.

La pizza è sicuramente uno dei piatti più famosi e apprezzati al mondo, ma è soprattutto uno dei piatti nazionali favoriti dagli italiani.

Ogni italiano ne consuma 8 Kg all’anno, un quantitativo importante, ma meno dei 13 kg circa degli Americani, secondo un  sondaggio effettuato da Doxa per conto di Italmopa la pizza margherita è la preferita dagli italiani (57%), a seguire la napoletana (17%), la quattro stagioni (8%), la diavola (7%) e la boscaiola (6%).

Secondo la Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa (cna) la produzione e vendita nazionale di pizza: ammonta a 8 milioni il numero di pizze prodotte giornalmente in Italia, quasi 3 miliardi in un anno.

La produzione giornaliera è di 8 milioni di pizze – qualcosa come quasi tre miliardi l’anno – con un fatturato di 15 miliardi di euro che, con il valore dell’indotto, supera i 30 miliardi.

In Italia sono 127 mila le imprese che vendono pizze e sono 76 mila sono esercizi pubblici dedicati alla ristorazione, con quasi 105 mila piazzaioli impiegati nell’attivita‘.

Il settore del surgelato e delle pizze pronte e‘ in costante crescita e continua ad adattarsi alle richieste di prodotti che combinino facilita‘ e rapidita‘ di preparazione.

Il settore e‘ perfettamente sano ma gli italiani non rinunciano a farsi la pizza in casa e su Amazon i prodotti piu‘ cercati sono oggetti per la preparazione della pizza come nelle migliori pizzerie: i forni per pizza, i forni a pietra, le teglie per pizza e la pietra refrattaria.

Un altro oggetto molto ricercato dagli utenti sono i piatti da pizza ma non quelli in porcella.

I piatti da pizza che vengono cercati su Amazon sono di plastica o materiali riciclabili.

Gli utenti non utilizzano dunque Amazon per acquistare pizza, nemmeno quella surgelata e pare che il buon Jeff fondatore di Amazon, se ne sia accorto, ha infatti deciso di investire su un settore dell’alimentare che non conosce tregua: le consegne a domicilio.

Con i suoi 575 milioni di dollari (450 milioni di sterline) Amazon è infatti il maggiore investitore dell’ultima operazione di fund raising di Deliveroo, la piattaforma inglese di food delivery, presente anche in Italia, e con questi l’investimento totale sulla società sale a oltre 1,5 miliardo di dollari.

E‘ chiaro che la scelte di Amazon non sono casuali e mentre gli italiani si fanno la pizza nel forno G3Ferrari, modello piu‘ cercato dagli utenti di Amazon, l’azienda stessa si attrezza per portarci la pizza a casa!

 

Anticaffè i nuovi bar del Tempo!

Anticaffè i nuovi bar del Tempo!

Anticaffè ecco i nuovi spazi di consumo del caffè.

Si diffondono sempre più forme ibride a metà tra i caffè e gli spazi di coworking, nuovi spazi di lavoro che diventano nuovi luoghi di consumo di caffè.

L’idea nasce in Francia e dove se non a Parigi? Ma si diffondono immediatamente anche in Inghilterra, Russia, Germania e Italia, dove il più conosciuto è a Roma, la città eterna. Gli AntiCafé nascono per promuovere un modo nuovo di concepire la condivisione di uno spazio dove studiare, lavorare o incontrare persone nuove. Gli ideatori del progetto vogliono cambiare il concetto stesso di caffetteria, in modo che diventi un luogo aperto a freelance, imprenditori ed a tutti coloro che vogliano essere i protagonisti di un cambiamento. Il tutto ha preso forma grazie all’omonima start up francese nata a Parigi ad aprile 2013, la quale mette a disposizione per aprire il proprio spazio sia strumenti, che sostegno morale e logistico oltre ad assistenza completa per le gestione amministrativa e finanziaria, la gestione dell’inventario e la gestione di POS, la sicurezza e le tecniche di vendita, oltre che la gestione e progettazione di spazi ed attrezzature,

inoltre la start up francese si occupa anche della realizzazione di software integrati, retroplanning generale prima del lancio, supporto per la comunicazione, campagna di apertura del sito nonché di supporto per la gestione delle risorse umane,oltre che di tutto ciò che è legato alla vision e alla cultura del gruppo Anticafé. Questo significa non aprire un bar e muoversi da dilettante allo sbaraglio come fanno tutt’ora molte persone che sognano di aprire un locale proprio senza tutta l’esperienza necessaria, aprire un Anticaffè significa sposare una filosofia oltre che un business ed avere il supporto necessario per poterla realizzare. Lo sviluppo del progetto ha portato all’apertura del primo AntiCafé a Roma. AntiCafè è aperto tutti i giorni e tutto il giorno, anche il sabato e la domenica. Da qui si potrà lavorare o consultare liberamente il web grazie al WiFi illimitato. Questo spazio di condivisione è pensato sia per il lavoro che per il divertimento. AntiCafé si propone infatti come il luogo ideale per lavorare ad un nuovo progetto, portare avanti una start up, trovare nuovi collaboratori, studiare per preparare gli esami o semplicemente chiacchierare con gli amici e giocare con i giochi da tavolo. Il claim è semplice ed efficace: “All’Anticafé pagate solo il tempo, tutto il resto è gratis!”. Il caffè, i dolcetti e le torte infatti sono gratis, si paga in base al tempo: 4 euro la prima ora e poi a scalare, si può scegliere la formula membro se si è consumatori abituali e quindi pagare 3 euro l’ora. Si possono anche organizzare feste e riunioni aziendali. Costa sicuramente meno che pagare l’affitto mensile di uno spazio per il coworking. E’ poi possibile portarsi il computer ed anche il cibo da casa ed affittare un tavolo a 200 euro al mese, completo di stampante, wi-fi e servizi, creando così un proprio spazio di lavoro o l’ufficio, in qualsiasi città vi troviate.

Secondo Eurostat, ufficialmente sono ormai più di 26 milioni gli uomini e le donne disoccupati nell’Unione europea, di cui 19 milioni nella sola zona euro. La Francia raggiunge il suo massimo storico 10,8%, mentre l’Italia si attesta ufficialmente al 11,6%. In una situazione di questo tipo mettersi in proprio è quasi un obbligo, in Italia in numero delle start up segna un +21,2% rispetto al 2015. L’Italia con il suo potenziale creativo sta diventando la nuova Silicon Valley delle Start up innovative, soprattutto nel settore alimentazione e progettazione.
Gli Anticaffè offrono oggi una risposta adeguata alla esigenze di spazi e tempi condivisi per queste nuove realtà, che sono ancora lontane dall’essere una azienda strutturata.

Legare il proprio marchio di caffè alle catene di Anticaffè, presenti in Europa ed in Russia, significa associare il marchio alla flessibilità, all’innovazione ed al tempo di qualità.

La differenza tra consumare un caffè e consumare del tempo è sostanziale, ma se non vi è ancora chiaro perché è importante legare il proprio marchio a queste nuove forme di utilizzo del caffè provate a frequentare un anticaffè, qui potete trovare le sedi più vicine a Voi: www.anticafe.eu

Buon anticaffè!

E’ boom di saponi “autoprodotti” e il caffè è servito sotto la doccia!

E’ boom di saponi “autoprodotti” e il caffè è servito sotto la doccia!

Da scarto a ingrediente principe delle produzioni casalinghe: è caffè mania.

Cresce il mercato dell’autoproduzione e con esso l’artigianato, è boom di prodotti per l’igiene personale, in prima linea i saponi al caffè.

Bere caffè è out, adesso si mette nel sapone! Con novemila autoproduzioni solo per il sapone al caffè possiamo proprio dire che è il protagonista delle nuove tendenze fai da te.

Il motivo è presto detto: c’è in ogni casa d’Italia, dopo l’espresso diventa uno scarto ma è ancora ricchissimo di oli essenziali e ingredienti che lo rendono un materiale perfetto per il riuso. In Italia tre persone su cento sono affette da psoriasi e sempre più persone non tollerano uno o più componenti chimici presenti nei normali saponi e prodotti per la cura della persona. L’Italia sta riscoprendo ciò che l’ha sempre resa grande: il piccolo, l’artigianato, le cose fatte con passione e con quel tocco di follia che ci invidiano tutti ma a stupire è il numero di autoproduttori che diventano artigiani di successo.

Cosa c’è di nuovo vi state chiedendo? La tecnologia e l’impronta green. Molte anzi quasi tutte le piccole moderne produzioni hanno in comune due cose: l’elevato livello di formazione dei protagonisti e la commercializzazione online, il webmarketing, la forte presenza sui social, che rendono queste imprese artigiane locali 100% globali e sostenibili, proprio perchè autentiche ed al contempo aperte al mondo.

Non ci credete? Lo abbiamo chiesto a due ex saponari casalinghi: Luigi Panaroni, 33enne laureato in Scienze e Tecnologie dei Materiali, e Lucia Genangeli, 28 anni e laureata in Comunicazione e sua compagna di vita, niente meno che fondatori de “La Saponaria”, laboratorio di saponi artigianali a Vallefoglia, Puglia.

Dopo la laurea Luigi ha lavorato come progettista per impianti fotovoltaici, intanto in casa insieme a Lucia producevano sapone per se stessi, poi da regalare agli amici fino a trasformarlo in un lavoro a tutti gli effetti. Adesso due persone aiutano Luigi in laboratorio, mentre Lucia, che si occupa di comunicazione, sito e blog, lavora insieme a un’altra ragazza del team: da due a otto persone in sette anni, partendo da saponette naturali fatte in casa!

Le loro scelte sono semplici ed elencate nel sito con chiarezza: Km 0 e appoggio ai piccoli produttori locali; Ingredienti biologici ed equosolidali (Certificazione Biocosmesi Suolo & Salute); Produzione artigianale ed attenta; Ricette semplici, efficaci e a basso impatto ambientale, No a Sles, Siliconi, Edta, profumi, coloranti sintetici e derivati petrolchimici; No ad olio di palma e ad ingredienti insostenibili; No ai test sugli animali (adesione alla lista VIVO Cruelty Free); Packaging “leggero”, ecologico e riciclabile; Prezzo equo.

Pazzi? No, creativi e preparati.

A Voi un estratto delle domande che abbiamo rivolta a Lucia

D: Lucia, cosa significa il “Km 0 e appoggio ai produttori locali”?

R: Significa pianificare le colture, ad esempio per le piante officinali come la salvia e quant’altro, con i produttori locali anche con un anno di anticipo. Privilegiamo l’olio extravergine di oliva come materia grassa e per quei prodotti che non sono reperibili in loco ci affidiamo al commercio equo. L’accordo con i produttori si fa anche un anno prima del raccolto e in una realtà come la Puglia il sostegno ai produttori è molto importante.

D: Qual’è il sapone a cui sei più affezionata?

R.: Beh! Sicuramente il Syria, perchè ha una valenza in più, per il suo significato ( il Syria è un Aleppo ispirato al tradizionale sapone siriano creato in collaborazione con l’associazione Terre des hommes Italia per sostenere i migranti che arrivano in Italia. )

D.: Quanti corsi di autoproduzione fate?

R.: Ne facciamo uno al mese e poi i seminari. Molti vogliono imparare a fare il sapone in maniera naturale, poi chiedono burri cacao e altri prodotti di cosmesi naturale.

D.: In questi sette anni siete cresciuti molto, qual’è stato il momento in cui avete capito che dovevate cambiare marcia?

R.: In realtà è stato tutto molto graduale, non c’è stato un momento preciso. Anche la prima volta in Germania, alla Biofach di Norimberga, ma le cose sono cresciute piano piano.

D.: Se dovessi fare un sapone al caffè cosa suggeriresti?

R.: E’ stato uno dei primi saponi che abbiamo provato, oggi però sfrutterei le proprietà esfolianti e farei un prodotto fresco, da usare la mattina sotto la doccia, per dare allegria!

E Voi come lo preferite: al bar o in doccia?

Gioielli di caffè: dal riciclo a un nuovo inizio

Gioielli di caffè: dal riciclo a un nuovo inizio

Crescono i numeri dei tutorial e delle visualizzazioni di oggetti realizzati con “scarti” di caffè

Alle grandi firme del caffè non sfugge l’arte del riciclo.
Gioielli, vasi per piante grasse, scaldacollo, luci di Natale le cialde sono le protagoniste del riutilizzo tanto che i video su youtube sia per come riempirle che per come reimpiegarle sono diventati migliaia e alcuni superano le 200.000 mila visualizzazioni.

E’ una enormità se si pensa che fino a qualche anno fa le capsule venivano eliminate quasi al 100%. I gioielli e le realizzazioni fatte a mano dalle youtubers hanno ormai raggiunto livelli di manifattura molto alti e molti prodotti sono persino molto più belli e particolari di molti oggetti di bigiotteria e semipreziosi. Alcune lavorazioni sono molto complesse, il risultato finale è davvero interessante e la loro bellezza è stata intercettata anche da grandi aziende di caffè.

Ne sa qualcosa Stefania che con i suoi gioielli di caffè è stata invitata alla mostra, sponsorizzata dalla Bialetti per gli ottant’anni della moka, ad esporre le foto dei propri lavori, ma la storia di Stefania è un po’ più particolare perché è anche una storia di come reinventarsi anche in momenti difficili come la perdita di un lavoro, che è quanto è accaduto al marito a inizio 2015. Con un po’ di fatica e tanto olio di gomito da parte di amici, parenti, genitori che hanno ridipinto i muri, stuccato le pareti, raccolto pallet per mettere insieme bancone e cassa è nato a settembre di quest’anno “4Cosmesi&Capelli”: un luogo dove curare prima di tutto barba e capelli, sì avete capito bene, è un barber shop, che vende prodotti di cosmesi, make up oltre agli splendidi gioielli di Stefania. Il marito, ex informatico, consiglia prodotti e cure professionali per barba e capelli, oltre che autore insieme a Stefania del design della pagina FB, carica di commenti splendidi ed incoraggianti.

Tutto è iniziato per caso, racconta Stefania, perché un’ amica a cena al momento del caffè, le disse che si potevano usare le capsule per fare dei lavoretti, la sera stessa Stefania provò a fare un rudimentale paio di orecchini e da li non ha più smesso!
Abbiamo raggiunto Stefania per farle alcune domande.

D.: Quali cialde utilizza per lo più?
R.: Utilizzo principalmente quelle nespresso perche ne ho di più e hanno più colori, ma di fatto realizzo molti lavori anche con quelle della Bialetti, mi hanno invitato alla mostra che si era tenuta a Milano per gli 80 anni della moka, qui avevo pubblicato delle foto. Poi ho usato anche quelle in plastica per fare dei fiori.
D.: Vuole raccontarmi la Sua storia?
R.: Questo non è il mio lavoro principale è solo un hobby che mi appassiona e mi impegna quasi tutte le serate. Io lavoro in una società informatica come referente tecnico di alcuni clienti, e sono mamma di due bimbe di 9 e 7 anni. Mio marito ( che purtroppo ha perso lavoro a marzo, era anche lui un informatico) ha aperto un negozio a Legnano (Mi) di prodotti per capelli e cosmetica e ovviamente Gioiellidicaffè, quindi finalmente ho uno spazio per esporre i mie lavori!
D.: Se dovesse presentare un arredo per una vetrina di un negozio di caffè ( Bar o vendita diretta di caffè torrefatto ) quali suggerimenti darebbe?
R.: Proprio in questi giorni sto pensando alla vetrina del nostro negozio, personalmente ho cercato dei piccoli mobili o tavoli nei mercatini dell’usato e li ho ristrutturati in stile shabby, poi abbiamo realizzato delle parti dell’arredamento (il bancone della cassa e un tavolino) con degli europallet anche quelli riverniciati, quindi il mio consiglio è il riuso sempre.

Come può uscire da una vecchia capsula un negozio di gioielli?!! Come dice Stefania, con il riuso: sempre!