Caffeina, ma esiste davvero una Dose Giusta?

Caffeina, ma esiste davvero una Dose Giusta?

Introduzione

Con i suoi 177 milioni di sacchi venduti in tutto il mondo, anche per il 2024 il caffè si attesta come una bevanda tra le più bevute ed apprezzate in tutto il mondo [1]. Il consumo di caffè rappresenta infatti un fenomeno di ampia portata a livello mondiale, con radici culturali profonde che si intrecciano con le abitudini quotidiane di milioni di persone [2]. Il suo consumo porta vantaggi, ma al contempo espone i consumatori ad alcuni rischi legati alla presenza di caffeina, un leggero stimolante che fa parte ormai della vita di tutti i giorni [3]. Ma che cosa è dunque la caffeina e quali sono i suoi principali effetti?

Indovina a cosa assomiglia la molecola di caffeina

Dal punto di vista chimico la caffeina è una xantina, presenta tre gruppi metilici legati all’azoto in posizione 1, 3 e 7, per questo prende il nome di 1, 3, 7 trimetil-xantina ma la cosa che la rende straordinaria è la sua particolare forma, che le permette, nel corpo di coloro che la assumono, di andare ad occupare lo spazio di un neurotrasmettitore molto importante, vediamo quale [4].

La struttura molecolare della caffeina e quella dell’adenosina sono simili, la caffeina è dunque in grado di sostituirsi all’adenosina, legandosi ai recettori di quest’ultima nelle cellule cerebrali [4].

Ma le due molecole hanno effetti completamente diversi, l’adenosina infatti favorisce il rilassamento e deprime il sistema nervoso centrale, rallentando l’attività delle cellule nervose, la caffeina invece fa l’esatto opposto, diminuisce il senso di stanchezza, produce una sensazione di allerta e rende più vigili, accelerando l’attività delle cellule nervose.

Il risultato finale è che dopo l’assunzione di caffeina, la persona si sente temporaneamente più sveglia ed energica [5], ma queste sono solo alcune delle straordinarie caratteristiche di questa molecola.

Cosa succede alla caffeina nel corpo umano?

La caffeina viene in genere assunta per via orale, da dove si diffonde rapidamente in tutti i tessuti, attraversa anche la barriera ematoencefalica e la placenta delle donne in gravidanza.

Per saperne di più sui rischi legati all’assunzione di caffeina in gravidanza, leggi: L’Impatto del Consumo di Caffeina sulla Gravidanza e sull’Allattamento al Seno.

Una volta entrata in circolo, la caffeina raggiunge la sua massima concentrazione plasmatica entro due ore ed ha una emivita variabile da un minimo di 2,5 ad un massimo di 4,5 ore [6]. L’emivita è il tempo necessario per dimezzare la quantità di caffeina in circolo nell’organismo.

Fattori come la gravidanza, l’assunzione di alcol o farmaci come contraccettivi, cimetidina, disulfiram e allopurinolo influenzano ulteriormente l’emivita della molecola [7].

L’assunzione di 100 mg di caffeina produce concentrazioni plasmatiche tra 1,5 e 1,8 mg/ml [7].

La caffeina viene eliminata quasi esclusivamente attraverso il fegato, dove viene degradata ad acido 1-metilurico, 1-metilaxantina e 7-metilxantina [8, 9, 10].

Il restante 10% circa rimane inalterato e viene eliminato attraverso le urine. Il citocromo P450 è direttamente coinvolto nel metabolismo della caffeina a livello epatico [11,12].

Secondo James Lane, professore emerito di psichiatria alla Duke University School of Medicine di Durham, nel Nord Carolina, non tutta la caffeina scompare dopo 8 ore, infatti, potrebbero essere necessarie fino a 12 ore per eliminare completamente la caffeina di una tazza di caffè, bevuta al mattino. Poiché dunque possono essere necessarie fino a 12 ore per eliminare la caffeina dal corpo, l’effetto del farmaco spesso svanisce quando una persona è quasi pronta per andare a letto. Ciò rende più facile per le persone sviluppare una dipendenza dalla caffeina perché fa sì che le persone vogliano continuare a berla il giorno successivo [13].

Quali piante producono caffeina e perché?

Le piante che producono caffeina includono il caffè (Coffea spp.), il tè (Camellia sinensis), il cacao (Theobroma cacao), la yerba mate (Ilex paraguariensis) ed alcune piante di guaranà (Paullinia spp.) [14].

Anche il mate, che spesso viene chiamato te, in realtà è una bevanda che contiene caffeina.

La funzione della caffeina, nelle piante che la producono, è estremamente interessante. Questo alcaloide funziona infatti come una sorta di insetticida naturale, in quanto tossica per molti insetti [15].

La caffeina, presente in quantità diverse nei frutti, nelle foglie ed in altre parti della pianta, è in grado di interferire con il sistema nervoso degli insetti in due modi, causando la loro morte oppure scoraggiandoli dall’attaccare nuovamente la pianta stessa [16].

Oltre agli insetti, anche gli erbivori vengono scoraggiati dall’alimentarsi con foglie o altre parti della pianta [17]

Infine, la caffeina è un agente antimicrobico, che proteggere la pianta da microrganismi patogeni [15].

La caffeina è dunque parte della strategia di difesa naturale della pianta contro microrganismi, insetti ed altri predatori [15]

La caffeina si trova naturalmente nelle piante indicate in precedenza ma può trovarsi anche in luoghi insoliti, viene infatti aggiunta ad una serie piuttosto ampia di prodotti, per questo è importante conoscere quali sono le fonti, a volte insospettabili di caffeina.

Fonti insospettabili di caffeina

Oggi, è possibile acquistare acqua in bottiglia con caffeina, caramelle gommose, mentine, burro di arachidi e gomme da masticare addizionate di caffeina [18]. Ci sono persino saponi da bagno caffeinizzati che dovrebbero aiutare a svegliare le persone al mattino. La caffeina è stata anche aggiunta a shampoo ed altri prodotti di bellezza, come crema per gli occhi, lozioni scrub e creme da barba [22].

Anche se la caffeina può venir assorbita tramite la pelle, la principale via di assunzione della caffeina rimane quella orale, per tanto gli integratori ed i farmaci contenenti caffeina sono gli elementi da considerare se si vuole tenere sotto controllo la quantità giornaliera di caffeina ingerita [18,20,21,22].

La caffeina può essere presente in farmaci contro l’emicrania oltre che in farmaci antidolorifici e contro i dolori mestruali oppure venduta in forma di pillole di caffeina, ognuna delle quali contiene 200 milligrammi per compressa [19,20]. Inoltre, la caffeina è presente in alcuni prodotti per la perdita di peso ed integratori alimentari [18,20,21,22]. Può essere indicata sull’etichetta come guaranà, noce di cola, yerba mate, estratto di tè verde o estratto di chicchi di caffè verde, secondo gli Istituti Nazionali della Salute [20].

Dal momento che, secondo l’European Food Safety Authority (EFSA), dosi singole di caffeina fino a 200 mg (circa 3 mg/kg di peso corporeo per un adulto di 70 kg) non danno luogo a problemi di sicurezza [23], è bene controllare l’eventuale presenza di caffeina anche tra farmaci ed integratori che eventualmente assumiamo al fine di non assumerne in eccesso.

Se cerchi alternative al caffe’ ma senza caffeina, leggi: Alternative al Caffe’ senza Caffeina

Una dose giornaliera salutare di caffeina può variare notevolmente a seconda della persona

Quando i medici parlano di un uso moderato di caffeina, si riferiscono a una quantità compresa tra i 2 ed i 300 milligrammi. La maggior parte dei consumatori di caffè tende a trovarsi in questa fascia. Oltre a questo, 300 milligrammi per una persona potrebbero essere perfetti, ma per un’altra potrebbero risultare eccessivi. La variabilità è notevole e dipende da diversi fattori, come le dimensioni corporee, il fatto che si fumi, e la predisposizione genetica a metabolizzare la caffeina lentamente [25]. Sarebbe insensato affermare che una quantità specifica è perfetta o eccessiva.

Le donne che assumono contraccettivi metabolizzano la caffeina due volte più lentamente, il che significa che ottengono il doppio dello stimolo dalla stessa tazza di caffè [24]. Al contrario, i fumatori la metabolizzano due volte più velocemente [25]. Alcune persone hanno una predisposizione genetica a metabolizzare la caffeina lentamente, e sono coloro che saranno particolarmente sensibili alla caffeina [25].

Non esiste una quantità standard di caffeina in ogni tazza di caffè, nemmeno all’interno della stessa marca

Nello studio guidato dal ricercatore Bruce Goldberger e pubblicato sul Journal of Analytical Toxicology [26], si è riscontrato che i caffè venduti come decaffeinati avevano concentrazioni di caffeina inferiori a 17,7 mg per dose di servizio.

Il contenuto di caffeina presente nei caffè contenenti caffeina variava da 58 a 259 mg per dose di servizio.

Il contenuto medio di caffeina dei caffè speciali preparati era di 188 mg per una tazza da 16 once, poco più di 470 mL. Stiamo parlando di quasi mezzo litro di bevanda, una enormità per le abitudini europee ma si tratta di una dose di servizio classica per le caffetterie americane in stile Starbucks.

Un’altra scoperta degna di nota è l’ampio intervallo di concentrazioni di caffeina (259-564 mg/dose) nella stessa bevanda a base di caffè ottenuta dallo stesso punto vendita per sei giorni consecutivi. Goldberger ha scoperto che i livelli di caffeina variavano più del doppio per la stessa miscela in un arco di tempo anche breve come quello settimanale.

Questo significa che non possiamo basarci sulla classica tazza di caffè per stabilire quanta caffeina stiamo assumendo perché potrebbe variare da un giorno all’altro fino addirittura a raddoppiare.

Goldberger non è l’unico ad aver fatto questo tipo di scoperte.

In uno studio i ricercatori della Scuola di Salute Pubblica presso la Griffith University in Australia [27] hanno analizzato novantasette campioni di caffè espresso. La quantità media di caffeina era di 106 (±38) mg per dose di servizio con una concentrazione di 2473 (± 1092) mg/L.

C’era dunque una notevole variazione nel contenuto di caffeina. L’intervallo variava per porzione da 25 a 214 mg mentre l’intervallo di concentrazione andava da 580 a 7000 mg/L, ossia ben 12 volte di piu’. Ventiquattro campioni (24,7%) contenevano 120 mg di caffeina o più e 12 campioni (12,3%) superavano i 167 mg per porzione.

Quindi non solo i caffè americani ma anche i ben più europei espressi presentano una quantità di caffeina estremamente variabile.

Conclusioni

La caffeina è dunque la protagonista delle mattinate di milioni di persone al mondo ed ha proprietà straordinarie ma rimane difficile stabilire quale sia la dose giusta per ciascun individuo

La caffeina potrebbe avere su ciascuno di noi un effetto molto migliore o anche molto peggiore di quanto sappiamo dagli studi clinici. Mai come in questo caso è vero il detto “è la dose che fa il veleno”.

Quale è la dose “giusta”?

Ce lo chiediamo tutti e non c’è una risposta univoca, dipende dalla nostra età, corporatura, attività fisica, patologie così come dall’essere o meno in gravidanza o dai farmaci che stiamo assumendo.

Non esiste una vera e propria dose identica per ciascuno di noi, ogni corpo è diverso. Le indicazioni dell’EFSA sono chiare e sono di 200 mg al giorno ma questa stessa dose potrebbe essere addirittura troppa per persone sensibili alla caffeina o in particolari condizioni fisiche.

Quindi la vera cosa da sapere sulla caffeina è che la dose giusta va calibrata su sé stessi.

References

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Alternative al Caffè ma senza Caffeina in Gravidanza

Alternative al Caffè ma senza Caffeina in Gravidanza

Ogni anno più di quattrocento mila donne in Italia si fanno la stessa domanda: “Cosa posso bere, ora che sono incinta?”.

Vediamo quali sono le possibili opzioni per le future mamme ed anche quali bevande sono insospettabili fonti di caffeina.

Rischi legati all’assunzione di caffè in gravidanza

Durante la gravidanza, la salute della madre e del feto sono di primaria importanza. Riguardo all’assunzione di caffeina in quella fase e nella successiva, l’allattamento al seno, diversi studi hanno evidenziato potenziali rischi associati alla sua assunzione.

La caffeina è infatti in grado di attraversare la placenta e raggiungere il feto, eccessive quantità di questa sostanza possono essere correlate a un aumento del rischio di aborto spontaneo e di parto prematuro [1]. Inoltre, alcuni studi suggeriscono che un’elevata assunzione di caffeina potrebbe essere associata ad un aumentato rischio di ritardi nello sviluppo fetale e di basso peso alla nascita [2]. Le linee guida attuali suggeriscono limitare l’assunzione di caffeina durante la gravidanza a circa 200-300 mg al giorno [3].

Se vuoi saperne di piu’ sull’assunzione di caffe’ in gravidanza, leggi: L’Impatto del Consumo di Caffeina sulla Gravidanza e sull’Allattamento al Seno.

Indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) fornisce indicazioni chiare in merito al consumo di caffeina durante la gravidanza, riconoscendo la sua presenza in varie fonti come tè, caffè, bevande analcoliche, cioccolato, e alcuni farmaci da banco. In particolare, il caffè si configura come una delle fonti più comuni di elevato apporto di caffeina. L’intervento dell’OMS, aggiornato il 9 agosto 2023, sottolinea il significativo rallentamento della clearance della caffeina dal flusso sanguigno della madre durante la gravidanza [4].

In farmacologia la clearance indica la capacità dei diversi organi di eliminare un farmaco dall’organismo, più precisamente, indica il volume di plasma (o di sangue) che nell’unità di tempo il rene riesce a depurare da una sostanza, degradandola ad urea, che verrà poi eliminata con l’urina.

Durante la gravidanza la capacità di smaltire la caffeina da parte della madre diminuisce, dando luogo a possibili associazioni tra un consumo eccessivo di caffeina ed esiti avversi, come diminuzione della crescita del feto, riduzione del peso alla nascita, parto prematuro o morte fetale.

Alla luce di tali risultati, l’OMS si rivolge in particolare alle donne in gravidanza con un elevato consumo giornaliero di caffeina, ovvero superiore a 300 mg. L’Organizzazione raccomanda di ridurre l’assunzione giornaliera di caffeina durante la gravidanza. Pertanto, l’aderenza a queste linee guida dell’OMS rappresenta, per le future mamme, una misura preventiva contro gli esiti avversi della gravidanza associati a un consumo eccessivo di caffeina.

Le informazioni sopra menzionate sono disponibili nel documento “WHO recommendations on antenatal care for a positive pregnancy experience“. Questo documento fornisce linee guida approfondite sull’assistenza prenatale, comprese raccomandazioni specifiche per il consumo di caffeina durante la gravidanza. Qui potete consultare il documento ufficiale dell’OMS su “Raccomandazioni dell’OMS sull’assistenza prenatale per un’esperienza positiva di gravidanza”.

Indicazioni del Ministero Italiano della Salute

La Scientific Opinion on the safety of caffeine dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) fornisce una valutazione approfondita sulla sicurezza del consumo di caffeina. A seguito di una richiesta della Commissione Europea, il gruppo di esperti dell’EFSA su Prodotti Dietetici, Nutrizione e Allergie è stato incaricato di esprimere un parere scientifico sul tema, fornendo consigli sulle quantità di caffeina, provenienti da tutte le fonti alimentari, che non sollevano preoccupazioni per la salute generale della popolazione e dei suoi sottogruppi.

Secondo l’opinione scientifica dell’EFSA, il consumo abituale di caffeina fino a 200 mg al giorno nelle donne in gravidanza e fino a 200 mg al giorno nelle donne che allattano non presenta preoccupazioni per la sicurezza del feto o del neonato.

Il Ministero Italiano per la Salute si basa su queste indicazioni dell’EFSA per formulare le linee guida sulla sicurezza del consumo di caffeina nella popolazione [5].

Principali alternative al caffè in gravidanza

Le possibili alternative al caffè in gravidanza sono molteplici ne elenchiamo solo alcune, ad esempio, il Roibos, il Tè Verde ed il Tè Decaffeinato.

Il Roibos, originario del Sudafrica, si distingue per la sua assenza di caffeina e ricchezza di antiossidanti. Le proprietà antinfiammatorie e rilassanti di questa bevanda sono bene note possono offrire un’esperienza gustosa senza i rischi associati alla caffeina [6]. Studi scientifici suggeriscono che il Roibos potrebbe persino avere benefici per la salute, contribuendo al controllo della pressione arteriosa e al miglioramento del sistema immunitario [7].

Il Tè Verde è noto per le sue proprietà antiossidanti e le potenziali capacità di migliorare la salute del cuore. Con una quantità di caffeina minore del caffè, può rappresentare una scelta equilibrata per le donne in gravidanza. Tuttavia, è importante monitorare il consumo complessivo di caffeina, tenendo conto di eventuali altre fonti derivanti dalla dieta quotidiana [6].

Il Tè Decaffeinato rimane una scelta popolare per coloro che desiderano godersi il calore e il comfort di una tazza di tè senza gli effetti stimolanti della caffeina. Il processo di decaffeinizzazione riduce significativamente il contenuto di caffeina, rendendo questa bevanda una opzione sicura per le donne in gravidanza. È fondamentale scegliere marche affidabili per garantire un processo di decaffeinizzazione adeguato [6].

Quali bevande invece non sono alternative al caffè

Ed eccoci agli insospettabili, cioè quelle bevande che sembrano innocue ma non sono considerate del tutto sicure, vediamone alcune.

Non tutte le bevande comunemente associate alle alternative al caffè sono consigliate durante la gravidanza. Alcuni infusi, come l’Hibiscus, il Tè di Ortiche ed il Tè Nero, potrebbero presentare rischi e dovrebbero essere evitati in determinate circostanze.

L’Hibiscus, noto per il suo colore vivace e il sapore acidulo, può comportare il rischio di abbassare la pressione arteriosa e interagire con alcuni farmaci. Durante la gravidanza, dove il monitoraggio della pressione arteriosa è essenziale, l’assunzione di questa bevanda dovrebbe essere limitata o evitata [8].

Il Tè/Infuso di Ortiche è spesso associato a benefici per la salute, ma durante la gravidanza, il suo potenziale effetto stimolante uterino potrebbe causare contrazioni. Alcuni esperti consigliano di evitare il consumo di tè di ortiche durante il primo trimestre per ridurre il rischio di contrazioni uterine. L’ American Pregnancy Association lo considera “likely unsafe”, ovvero “probabilmente non sicuro”. Il database delle medicine naturali valuta l’ortica come “probabilmente non sicura” in gravidanza, anche se viene utilizzata in innumerevoli tisane per la gravidanza e raccomandata dalla maggior parte delle ostetriche e degli erboristi. Ciò può essere in relazione a quale parte della pianta di ortica viene utilizzata, la radice o le foglie, e quanta ne viene utilizzata.

Il Tè Nero, sebbene contenga meno caffeina rispetto al caffè, ne contiene comunque una quantità significativa. Un consumo eccessivo di caffeina è associato a rischi per la gravidanza; quindi, è importante monitorare attentamente l’assunzione totale di questa sostanza [9].

In conclusione, è cruciale essere consapevoli delle bevande che, nonostante la loro popolarità, potrebbero non essere sicure durante la gravidanza. Consultare il proprio medico per valutare l’idoneità di tali bevande in base alle condizioni individuali è sempre raccomandato.

Secondo l’American Pregnancy Association, l’Associazione Americana per la Gravidanza, questi sono alcuni degli ingredienti che potresti trovare nei tè alle erbe, alcuni hanno una valutazione di sicurezza dubbia. Le valutazioni di sicurezza qui fornite provengono dal Natural Medicines Database.

Tabella 1: Valutazione del livello di sicurezza dei principali infusi da parte della American Pregnancy Association

Nome della pianta Livello di sicurezza Proprietà
Foglia di lampone rosso Probabilmente sicuro Ricca di ferro, tonifica l’utero, aumenta la produzione di latte, riduce la nausea e allevia i dolori del travaglio. Spesso inclusa nelle tisane in gravidanza per la salute dell’utero. Esiste una controversia sull’uso durante tutta la gravidanza oppure solo nel secondo e terzo trimestre; si consiglia cautela e l’uso dopo il primo trimestre.
Foglia di menta piperita Probabilmente sicuro Utile nell’alleviare nausea/mattina e flatulenza.
Melissa Probabilmente sicuro Ha un effetto calmante e aiuta a ridurre l’irritabilità, l’insonnia e l’ansia.
Radice di zenzero Probabilmente sicuro Aiuta a ridurre nausea e vomito.
Tarassaco Informazioni insufficienti Ricco di vitamina A, calcio e ferro. La radice e la foglia di tarassaco possono aiutare a ridurre lievi edemi e a nutrire il fegato. Informazioni limitate sulla sicurezza durante la gravidanza.
Camomilla Matricaria recutita Informazioni insufficienti Ricca di calcio e magnesio, aiuta nell’insonnia e nell’infiammazione delle articolazioni. Informazioni limitate sulla sicurezza durante la gravidanza.
Ortica

Urtica dioica

Probabilmente non sicuro (vedi nota*) Ricca di vitamine A, C, K, calcio, potassio e ferro. Comunemente utilizzata nelle tisane in gravidanza nonostante un punteggio probabilmente non sicuro. *Si consiglia cautela, le fonti suggeriscono possibili variazioni nella sicurezza in base alle parti della pianta utilizzate e alle quantità consumate.
Bacche di rosa canina Informazioni insufficienti Molto ricche di vitamina C, aiutano a potenziare il sistema immunitario. Informazioni limitate sulla sicurezza durante la gravidanza.
Erba medica Probabilmente non sicuro Contiene vitamina A, D, E e K. Raccomandata soprattutto nella fase finale della gravidanza per aumentare la vitamina K e prevenire l’emorragia postpartum.
Romice Crespo Rumex crispus L.

 

Probabilmente non sicuro Utilizzata per trattare l’anemia nelle donne in gravidanza a causa dell’alto contenuto di ferro. Contiene anche vitamine A, C e calcio. Si consiglia cautela, poiché potrebbe agire come lassativo; si consiglia la consultazione con un operatore sanitario sull’uso durante la gravidanza.

Tè e tisane a base di erbe: le principali differenze

Le tisane a base di erbe spesso forniscono una fonte aggiuntiva di nutrienti come calcio, magnesio e ferro. Tuttavia, a causa della mancanza di studi su molte erbe, la Food and Drug Administration (FDA), un’agenzia governativa degli Stati Uniti il cui compito principale è proteggere e promuovere la salute pubblica attraverso la regolamentazione e la sorveglianza dei prodotti alimentari, raccomanda cautela nell’ingerire tisane a base di erbe.

Esistono tè veri e propri e tè a base di erbe o, meglio, tisane di erbe.

I tè veri e proprio sono ottenuti dalle foglie della pianta del tè e sono solo di tre tipi: nero, verde e oolong. Tutti contengono caffeina ma in percentuali molto diverse oltre ad antiossidanti in quantità anch’esse molto diverse.

Maggiore è il tempo di ossidazione (fermentazione) della foglia, maggiore è il livello di caffeina. Il tempo di infusione, le dimensioni della foglia e il tipo di foglia possono influenzare anche la quantità di caffeina nel tè. I tè decaffeinati contengono comunque un po’ di caffeina.

Tipologie di Tè

Caratteristiche dei Tè
Nero Verde Oolong Contenuto di caffeina: Variabile
Esempi di tè nero: English breakfast, Earl Grey, e Orange Pekoe. Più delicato del tè nero e contiene meno caffeina. Una miscela di tè nero e verde • Antiossidanti: Presenti;
• Fonte: Foglie delle piante da tè;
• Livello di ossidazione: Maggiore ossidazione = Maggiore caffeina;
• Caffeina nelle versioni senza caffeina: Presente, ma in quantità minima
Tisane a base di erbe Caratteristiche delle tisane a base di erbe
Ottenuti da radici, bacche, fiori, semi, foglie • Caffeina: Assente;
• Uso come rimedi medicinali: Comune

 

Le tisane a base di erbe sono fatte dalle radici, bacche, fiori, semi e foglie di piante diverse da quella del tè. Le tisane non contengono caffeina. Queste tisane possono anche essere usate come rimedi medicinali (relativi o con proprietà medicamentose).

Le tisane essendo naturalmente prive di caffeina non destano particolari problemi da questo punto di vista ma non tutte, come visto in precedenza, sono inoffensive durante la gravidanza.

La preoccupazione per il consumo di tisane durante la gravidanza è legata alla mancanza di dati disponibili per svariate erbe ed i loro effetti su un feto in sviluppo. Ci sono opinioni contrastanti sulla sicurezza delle tisane a base di erbe, sia per le donne in gravidanza che per quelle non in gravidanza.

La maggior parte dei marchi commerciali di tisane a base di erbe è ritenuta sicura per chiunque le consumi in quantità ragionevoli.

Le tisane a base di erbe considerate non sicure sono quelle non fatte commercialmente, quelle fatte con quantità eccessive di erbe (quantità superiori a quelle presenti in cibi o bevande comuni) e quelle fatte con erbe note per essere tossiche.

Conclusioni

L’esplorazione delle alternative al caffè durante la gravidanza richiede un approccio ponderato alla luce delle evidenze scientifiche disponibili. Le alternative discusse, come il Roibos, il Tè Verde e il Tè Decaffeinato, sono supportate da ricerche che ne sottolineano la sicurezza durante la gravidanza.

Tuttavia, è fondamentale notare che alcune bevande comunemente percepite come alternative, come l’Hibiscus, il Tè di Ortiche e il Tè Nero, potrebbero presentare rischi e richiedere una maggiore cautela.

Le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e del Ministero della Salute forniscono un quadro generale. La salute della madre e del bambino devono rimanere sempre al centro delle scelte alimentari. La consapevolezza e la comprensione delle specificità di ciascuna bevanda possono contribuire a una gravidanza più tranquilla e priva di rischi inutili.

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L’Impatto del Consumo di Caffeina sulla Gravidanza e sull’Allattamento al Seno

L’Impatto del Consumo di Caffeina sulla Gravidanza e sull’Allattamento al Seno

Vale la pena consumare caffeina durante la gravidanza o l’allattamento?

Introduzione

Una tazza di caffè rimane il modo socialmente accettato per ottenere uno shot di caffeina, la droga della felicità.

Fin dall’inizio attraverso i Caffè Letterari, dove, grazie a questa nuova bevanda, le idee scorrevano più veloci e le persone si sentivano più vive e attente, il caffè ha guadagnato la sua reputazione come la bevanda tonificante per eccellenza, sia in Europa che negli Stati Uniti.

La caffeina presente nel caffè e in molte altre bevande è vista con sospetto da molte donne incinte che sono consumatrici regolari di caffè.

Ma non tutti i caffè sono uguali! Caffè americano, caffè espresso e caffè turco possono variare molto nel loro contenuto di caffeina [1].

Scopriamo quanta caffeina contengono i diversi tipi di caffè nel mondo e la quantità di caffè che le donne incinte possono bere con piacere evitando rischi per sé stesse e per i loro bambini.

Cos’è la caffeina?

La caffeina è un alcaloide, appartenente alla classe delle xantine, e protegge diverse parti della pianta di caffè dall’ essere mangiate o attaccate da insetti o animali. Fondamentalmente, agisce come un pesticida naturale.

Nel corso della loro evoluzione e per evitare di essere mangiate, le piante hanno controllato il comportamento degli animali e, indirettamente, il nostro attraverso la produzione di caffeina [2].

Per quanto riguarda il corpo umano, gli effetti stimolanti della caffeina sono dovuti principalmente alla sua capacità di assomigliare all’adenosina, un neurotrasmettitore che promuove il sonno e il rilassamento. La caffeina è strutturalmente simile all’adenosina e può occupare gli stessi recettori. Andando ad occupare i recettori dell’adenosina, la caffeina impedisce gli effetti calmanti dell’adenosina [3].

Ciò porta ad un aumento dell’attività neuronale e alla liberazione di neurotrasmettitori come la dopamina e la norepinefrina. La dopamina è associata al piacere e al premio, mentre la norepinefrina è coinvolta nella risposta “corri o lotta” del corpo. Il livello di attenzione aumenta e la percezione della fatica viene temporaneamente ridotta [4].

Ecco perché la caffeina è così amata.

Variabili che influenzano la percentuale di caffeina nel caffè

La quantità di caffeina presente in un caffè dipende da vari fattori che vanno dalla varietà di caffè al tipo di estrazione [1]. Tra questi, il tipo di estrazione è l’elemento che influisce maggiormente sul contenuto finale di caffeina, poiché quest’ultima è solubile in acqua.

Più a lungo l’acqua è a contatto con il caffè, maggiore sarà il contenuto di caffeina della bevanda risultante. Ma entriamo nei dettagli e vediamo come i vari modi di preparare il caffè influenzano il contenuto finale di caffeina del prodotto.

Le abitudini di consumo del caffè variano tra le culture, ad esempio, l’Italia è conosciuta per il suo espresso, mentre i paesi del Nord Europa preferiscono il caffè lungo come il Filter Kaffee in Germania o il caffè leggermente tostato in Finlandia. Anche il caffè americano è diverso dai tipi sopra menzionati, così come il caffè turco.

Inoltre, le variazioni nei metodi di estrazione, come la French press rispetto al pour over, comportano diversi livelli di caffeina nel prodotto finale. Il metodo di preparazione incide, dunque, significativamente sul contenuto di caffeina.

Il panorama del consumo di caffè è complicato e ancor di più durante la gravidanza.

Di conseguenza, diventa essenziale considerare non solo le differenze culturali nelle preferenze del caffè, ma anche le variazioni intrinseche nel contenuto di caffeina. Comprendere che un espresso può differire significativamente da una tazza standard è cruciale nel rispetto delle linee guida consigliate per un sicuro consumo di caffeina durante questo particolare momento della vita di una donna.

Tabella 1: Fattori che influenzano il contenuto di caffeina nelle infusioni di caffè [1]

Fattori Possibile Impatto sul Contenuto di Caffeina
Specie Il caffè Robusta ha geneticamente più caffeina rispetto all’Arabica
Tempo di infusione Non è un fattore decisivo
Temperatura dell’acqua La caffeina è più solubile a 100 °C. Una temperatura più bassa riduce l’estrazione
Pressione dell’acqua Non è un fattore decisivo. Una maggiore pressione dell’acqua non aumenta l’estrazione
Tostatura dei chicchi Possibile aumento della perdita di caffeina durante la tostatura, ma le prove sono inconcludenti
Grado di macinatura Le prove non sono conclusive, mentre il grado di macinatura è strettamente legato al metodo di preparazione. Influisce sull’aroma e sul sapore del caffè, probabilmente più importante dal punto di vista del consumatore
Tipo di acqua Probabilmente non influisce sull’estrazione della caffeina, ma potrebbe influire sul sapore e sull’aroma del caffè
Rapporto caffè/acqua Probabilmente ha la maggiore influenza sul contenuto di caffeina nell’infusione
Volume della bevanda Diversi metodi di preparazione hanno un diverso volume, che influisce sul contenuto di caffeina nell’infusione
Origine dei chicchi L’origine è legata a fattori climatici e ambientali che possono avere un’influenza
Esposizione alla luce L’ombra può avere un effetto positivo sul contenuto di caffeina nei chicchi di caffè, ma è probabilmente dipendente dalla specie
Altezza sul livello del mare Possibile effetto positivo sulla caffeina nei chicchi di Arabica. Nessun dato disponibile su Robusta
Metodo di coltivazione L’uso di fertilizzanti azotati può aumentare la quantità di caffeina
Conservazione dei chicchi di caffè Influenza non significativa dei metodi di lavorazione dei chicchi di caffè con la caffeina

 

Quali aspetti influenzano maggiormente la quantità di caffeina?

La temperatura dell’acqua utilizzata per l’infusione e le tecniche di preparazione influenzano significativamente il contenuto di caffeina nel caffè.

L’utilizzo di acqua più calda nel processo di preparazione estrae più caffeina dalla macinatura del caffè. I metodi di preparazione che completamente immergono la macinatura del caffè producono caffè con livelli di caffeina più elevati rispetto ai metodi a colata.

Esistono diverse tecniche di preparazione del caffè in base alle diverse culture e tradizioni mondiali nel consumo di caffè, il che rende ancora più complesso valutare la quantità di caffè che una donna incinta può bere al giorno rispettando le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Consideriamo i tipi più comuni di metodi di preparazione e il loro contenuto di caffeina.

Infografica 1: Metodi di estrazione del caffè in tutto il mondo

Nello studio condotto da Crema Coffee Garage e dall’Università di Newcastle, il contenuto di caffeina dell’espresso, dell’espresso stovetop, del pour-over (filtraggio), del cold brew e della French press (pistone) è stato misurato non solo in base agli aspetti che influenzano il metodo di preparazione, ma è stato anche riportato in relazione alla dimensione della porzione normalmente servita [21].

I risultati sono stati piuttosto interessanti: confrontando millilitro per millilitro (mL) con altri metodi di preparazione, l’espresso contiene la maggiore quantità di caffeina, come mostrato nella tabella qui di seguito.

Tabella 2: Tipi di caffè e Contenuto di Caffeina (mg/L) [21]

Tuttavia, la quantità di caffeina per porzione dipende dalla dimensione della porzione, che non è uniforme per tutti i metodi poiché ogni infusione viene servita in modo diverso.

La domanda aperta riguardo alla caffeina è la corrispondenza tra la quantità suggerita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, cioè 300 mg per le donne in gravidanza, e le dimensioni delle porzioni in base alle differenze esistenti in tutto il mondo.

Secondo le misurazioni dello studio menzionato, una donna incinta può bere 60 mL o 2 once di Espresso, 100 mL di Espresso stovetop, 90 mL di Cold Brew, 300 mL di French Press, 250 mL o 8 once di Caffè Filtrato (Filter Kaffee in Germania).

Tabella 3: Contenuto di caffeina in base alla dimensione della tazza [21]

Secondo lo studio condotto da Crema Coffee Garage e dall’Università di Newcastle, una donna incinta può bere una tazza di caffè espresso (60 mL) al giorno o 300 mL di caffè French Press, e la quantità di caffeina rimarrà piuttosto simile, ma la quantità di liquido sarà 5 volte maggiore.

Quindi, il metodo di preparazione fa una grande differenza sia per il volume di caffe’ che per il contenuto di caffeina della porzione che possiamo bere.

Per coloro che amano bere caffè anche durante la gravidanza, una soluzione potrebbe essere passare dall’espresso alla French Press o al Pour-over.

Analizziamo alcune alternative come il caffè decaffeinato, il caffe’ istantaneo e quello fatto con la moka.

Decaffeinato:

Anche se durante il processo di decaffeinazione viene rimosso circa il 97% della caffeina, una tipica tazza di caffè decaffeinato ha comunque circa 2 mg di caffeina. Non è molto rispetto ad una tipica tazza di caffè normale, ma la caffeina non è completamente assente [22].

Caffè istantaneo:

Il caffè istantaneo di solito contiene meno caffeina rispetto al caffè appena preparato. Una tipica tazza da 8 once di caffè istantaneo normale contiene circa 62 mg di caffeina [23].

Moka (Caffettiera):

Uno studio condotto dal College di Newcastle evidenzia che una tazza da 100 ml (circa 3,4 once) di caffè preparato con la Moka contiene generalmente 219 mg di caffeina, implicando una sostanziale presenza di caffeina. In confronto, la French Press produce quasi 74 mg di caffeina in un volume di preparazione comparabile, rendendola circa tre volte meno caffeinata [24].

Tuttavia, e’ necessario fare dei distinguo. Le French Press in generale producono un volume maggiore di caffè per porzione. La tipica tazza di servizio di caffè della French Press è di circa 100 ml (3,4 once), mentre una tazza di servizio di caffè della Moka è di circa 30 ml (1 oncia). Pertanto, considerando una singola porzione di caffè per ciascun metodo, il contenuto di caffeina per tazza rimane relativamente simile.

Meccanismi d’azione: come supera la barriera fetale, quali sostanze possono aumentare l’assorbimento della caffeina

Sai cos’è la diffusione passiva?

La diffusione passiva è il classico meccanismo attraverso il quale le molecole passano da una soluzione di maggiore concentrazione a una soluzione di minore concentrazione. In questo caso, la soluzione con la concentrazione più alta è il sangue materno, mentre la placenta è la parte con la concentrazione più bassa.

Grazie a questo meccanismo, il bambino riceve ossigeno e nutrienti, ma sfortunatamente anche farmaci, sostanze tossiche o potenzialmente tossiche assunte dalla madre durante la gravidanza [7].

La caffeina è una molecola idrosolubile e piuttosto piccola. È quindi in grado di passare dal flusso sanguigno materno alla placenta senza alcuna difficoltà. La caffeina viene quindi metabolizzata nel fegato [11].

Tuttavia, il fegato di un bambino non è in grado di metabolizzare la caffeina allo stesso modo di un adulto. Il tempo che impiega per ridursi della metà nel corpo, durante l’eliminazione, è chiamato emivita (T/2) [5].

L’emivita della caffeina nel bambino è più lunga rispetto alla madre. La caffeina che entra in circolazione rimane quindi molto più a lungo nel corpo del bambino rispetto al corpo della madre [5].

Il bambino ha una capacità limitata di metabolizzare ed eliminare le sostanze; quindi, la caffeina può accumularsi nei tessuti dell’embrione in dosi più elevate rispetto ai tessuti materni [5,8].

Le conseguenze comportano un aumento del rischio di parto prematuro e basso peso alla nascita. La scelta di eliminare o ridurre significativamente le dosi di caffeina da parte della futura madre è quindi auspicabile per ridurre al minimo i rischi legati all’accumulo di caffeina nell’embrione [9,10].

Quali sono i rischi durante la gravidanza?

I principali rischi associati al consumo di caffeina durante la gravidanza includono la crescita rallentata del bambino e un elevato rischio di aborto spontaneo. Come sempre, è essenziale considerare la dose come fattore determinante [7].

La caffeina esercita effetti avversi sullo sviluppo della gravidanza, richiedendo una limitazione del suo uso. In particolare, un aumento del consumo di caffeina durante la gravidanza può aumentare i livelli fetali di catecolamine, portando ad un aumento della frequenza cardiaca fetale, vasocostrizione placentare e compromissione dell’ossigenazione fetale. Pertanto, è imperativo un trattamento immediato nei casi di intossicazione da caffeina nelle donne in gravidanza [1,11].

Affrontando il tema del caffè durante la gravidanza, l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di limitare l’assunzione di caffeina a 300 mg al giorno. In Italia, questo limite è ridotto a 200 mg in base alle linee guida del Ministero della Salute [6].

Tuttavia, è necessaria cautela, poiché la caffeina è presente non solo nel caffè ma anche in altre bevande e cibi contenenti sostanze stimolanti come tè, cioccolato e bevande energetiche.

Per quel che rigarda il consumo di tè è altrettanto importante fare attenzione a causa della presenza di teina e catechine, che possono interferire con l’assorbimento dell’acido folico. Questa sostanza è cruciale per prevenire malformazioni fetali, soprattutto nel caso del tè nero [2].

Dosi consentite durante l’allattamento

Il tempo di eliminazione della caffeina durante le fasi finali della gravidanza è significativamente prolungato rispetto alle donne non incinte [12]. Tuttavia, l’emivita della caffeina materna si normalizza entro la prima settimana dopo il parto. La caffeina compare nel latte materno, raggiungendo tipicamente il picco circa un’ora dopo il consumo materno [13]. La sua presenza nel latte materno avviene rapidamente dopo l’ingestione. Purtroppo, mancano dati di alta qualità sufficienti per formulare raccomandazioni basate su prove per una sicura assunzione di caffeina da parte della madre durante l’allattamento.

I neonati nati da madri che facevano un uso eccezionalmente elevato di caffeina, equivalente a circa 10 o più tazze di caffè al giorno, hanno mostrato segni di irritabilità, agitazione e disturbi del sonno [14]. Al contrario, gli studi su madri che consumano 5 tazze di caffè al giorno non hanno mostrato stimolazioni evidenti nei neonati, di età superiore a 3 settimane, allattati al seno  [15,16].

Altre fonti di caffeina, tra cui cola, bevande energetiche, yerba mate o guaranà, possono causare effetti, dose-dipendenti,  nei neonati allattati al seno [17]. In particolare, un consumo giornaliero di caffè superiore a 450 ml può portare a una diminuzione delle concentrazioni di ferro nel latte materno, potenzialmente causando una lieve anemia da carenza di ferro in alcuni neonati allattati al seno [18].

Le conseguenze comportano un aumento del rischio di parto prematuro e basso peso alla nascita. La scelta di eliminare o ridurre significativamente le dosi di caffeina da parte della futura madre è, pertanto, auspicabile per ridurre al minimo i rischi legati all’accumulo di caffeina nell’embrione [19,20].

L’assunzione di caffeina durante l’allattamento, conformemente alle dichiarazioni dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), è considerata sicura sotto determinate condizioni.

Secondo l’EFSA, singole dosi di caffeina fino a 200 mg e il consumo abituale di caffeina a dosi di 200 mg al giorno da parte delle donne che allattano nella popolazione generale non generano preoccupazioni per la sicurezza del neonato allattato. A queste dosi, l’apporto giornaliero di caffeina per il bambino allattato non supererebbe 0,3 mg/kg di peso corporeo, risultando inferiore di dieci volte alla dose più bassa di 3 mg/kg di peso corporeo testata in uno studio di determinazione della dose, dove non sono stati osservati effetti avversi nella maggior parte dei neonati.

Tuttavia, è importante notare che non ci sono dati sufficienti per caratterizzare il rischio delle singole dosi di caffeina consumate dalle donne che allattano, e le informazioni sul consumo abituale di caffeina in questo sottogruppo di popolazione sono limitate. Pertanto, è consigliabile che le donne che allattano si attengano alle raccomandazioni dell’EFSA, limitando l’assunzione di caffeina entro i limiti indicati per garantire la sicurezza del bambino durante l’allattamento.

Conclusione

La caffeina, uno stimolante ampiamente consumato presente in varie fonti, tra cui il caffè, mostra un’evoluzione convergente nelle piante ed ha un ruolo consolidato nella fisiologia umana [2]. I suoi meccanismi d’azione coinvolgono la diffusione passiva, consentendole di attraversare la barriera placentare e potenzialmente influenzare l’embrione in via di sviluppo [3]. Il consumo di caffeina da parte della madre durante la gravidanza è stato associato a un aumento del rischio di esiti avversi, tra cui aborto spontaneo e restrizione della crescita fetale [4,5].

I rischi si estendono anche durante l’allattamento, con la caffeina che passa nel latte materno e potenzialmente influisce sul bambino allattato [6,7]. Sebbene le evidenze riguardo agli effetti sui neonati allattati al seno siano ancora poco consistenti, dosi molto elevate di caffeina materna sono state associate a irritabilità, agitazione e disturbi del sonno nei neonati [5].

Considerando i potenziali rischi, diventa imperativo delineare dosi sicure durante l’allattamento. Vari studi hanno esplorato il trasferimento della caffeina nel latte materno e gli effetti successivi sui neonati [14,15]. Trovare un equilibrio tra l’assunzione di caffeina da parte della madre e la minimizzazione dei rischi per il bambino è cruciale.

Alla luce delle evidenze disponibili, sorge la domanda: Vale la pena consumare caffeina durante la gravidanza o durante l’allattamento? La risposta dipende dalle circostanze individuali, ma è consigliata prudenza. I potenziali rischi associati all’assunzione di caffeina durante questi periodi critici suggeriscono che la moderazione e una presa di decisioni informata sono fondamentali. Le persone in gravidanza e in allattamento dovrebbero rispettare quanto meno le indicazioni dell’OMS di 300 mg al giorno.

Se vuoi saperne di piu’ sulle alternative al caffe’ in gravidanza, leggi: Alternative al Caffe’ ma senza Caffeina in Gravidanza

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