Il peggior modo di…promuovere il caffè su una pagina Facebook

Il peggior modo di…promuovere il caffè su una pagina Facebook

Dal sesso alle banalità ecco come non investire il Vostro denaro sui social.

Da 3 fino a 10 mila cose da non fare quando si comunica il caffè sui social.

Ma perché, dico io?!? Perché?!?! Con in mano forse uno dei mezzi di comunicazione più efficaci, potenti e precisi degli ultimi cinquecento anni ci sparate sopra una tale marea di ………ate?!
Analizzando i principali brand di torrefazioni anche dignitosissime per una recente ricerca di mercato posso davvero affermare: “Questi occhi hanno visto cose, che Voi umani…”

Ho riso, ma ho anche quasi pianto perché questi signori spendono soldi e soldi veri in campagne social, che hanno la stessa utilità delle chiavi rimaste dentro l’auto.
Ho deciso quindi di fare una classifica dei peggiori modi di comunicare il caffè sui social:

Al 10° posto, quelli che…ce l’abbiamo solo noi!

Avete presente quelli che si dicono da soli quanto è “buono, bravo e bello il loro caffè”? Quelli che non hanno capito la differenza tra spot televisivo e social network?

In parole povere, uno spot televisivo è come un discorso del duce: lo subisci e stai muto, un post su facebook è come una partita di tennis: tiri una pallina, ma dall’altra parte ci deve essere chi riceve, può rispondere, ritirare o farti un bel rovescio…e come dice il grandissimo Andre Agassi: “Se non ti alleni, non meriti di vincere”, ergo se non siete disposti a beccarvi un rovescio da parte di uno dei Vostri clienti, non potrete mai gestire una community.

Quindi vanno benissimo i video, purché siano utili per usare o gustare meglio il Vostro prodotto, lasciate però che siano i clienti a farVi i complimenti ed imparate a gestire i feedback negativi con classe.

Al 9° posto, quelli che…non devono chiedere, mai!

Ecco simpatici come sabbia nel costume quelli che non ringraziamo mai i loro clienti, questi ultimi fanno complimenti, partecipano, fanno la ola per il prodotto e Voi che fate? Non rispondete, ossia sempre sfruttando la metafora del tennis, questi vi tirano delle pallette da principianti e Voi? Niente! Date soddisfazione ad un cliente affezionato, ditegli grazie per il commento che Vi ha lasciato!

All’8° posto quelli che….guarda come ti faccio arrapare col mio caffè!

Ma la domanda è: li pagate pure questi geni del marketing?

No, perché lo sanno anche i bambini, che sui social passano più tempo le donne che gli uomini e che non attacca più questa cavolata della donna oggetto e dell’uomo oggetto…vabbè per George, uno stuzzicadenti lo si può pure spezzare, ma poi bastaaaa!

Al 7° posto le pagine super girly: è un brand, non una riunione di quindicenni!

Pagine con fiorellini, cagnetti, disegni dei figli, sembrano gestite da una adolescente appena sbocciata piuttosto che da un curatore della comunicazione. E’ fondamentale ricordare che un marchio va comunicato, non abbellito. Se dietro ci sono i contenuti, una storia, un lavoro, delle persone, il prodotto si comunica da solo.

Lo story telling aziendale è fondamentale, così come è fondamentale saperlo comunicare tenendo la corda dell’attenzione tesa, senza romanzare storie al punto da farle diventare ridicole o peggio ancora: banali.

Al 6° posto: gli introvabili

Non dico, ma avete un indirizzo internet, un sito web, avete almeno usato Google my business? L’avete fatto vero?! Ovvio che no!

Quindi sulla pagina facebook non c’è una mappa e quando devi andare in ditta o a prendere il caffè da loro, ti perdi in qualche landa desolata. Soprattutto se avete clienti esteri, che devono raggiungerVi, usate almeno Google my business.

Al 5°posto quelli che …non sanno l’inglese

No dico, siete anche grandicelli, si vede che avete una bella paginetta, avete anche sedi estere o rivenditori e non solo non avete fatto pagine facebook per ogni Paese ma nemmeno avete una pagina unificata multilingue, ma bravi!! e che volete l’applauso?

Al 4°posto quelli che non rispondono mai, ma proprio mai

Sti’ geni! Non solo non ringraziano, ma manco rispondono: hanno i clienti che fanno domande su come usare un filtro, una macchinetta, se è disponibile in più colori ma questi nooo, non rispondono. Abbiate cura di rispondere al Vostro cliente, anche se la cosa Vi annoia, è business, nessuno ha mai detto che sarebbe stato divertente.

Al 3°posto quelli che hanno comprato i like

Ecco nella classifica degli internauti deludenti quelli che comprano i like e poi hanno zero interazioni sulle pagine, perché nessuno ha voglia di interagire con loro, questi sono quasi in cima alla classifica delle delusioni del web marketing: non basta la farina per fare un torta, servono tutti gli ingredienti per fare del vero web marketing!

Al 2° posto, quelli che…noi non usiamo molto “feisbuk”!

Ossia pagine con post del 2015!!! Signori roba di due anni fa, quando due secondi, dico due, sono come ere geologiche sui social!!! In un mondo che posta milioni di notizie ogni secondo e se non posti sei perduto, ecco che c’è chi si permette di non tenere la pagina aggiornata!
Ho visto pagine con gli auguri di Natale del 2016 e poi paesaggi lunari di una desolazione infinita.

Al 1°posto quelli che…noi non usiamo proprio “feibuk”!

Hanno un sito, fermo da qualche anno, con immagini e testi statici, spendono in spot e cartaceo sulle riviste più improbabili ma snobbano “feibuk”, perché hanno paura di questo internet, che rovina la vita agli uomini di buona volontà sulla terra promessa da nostro Signore, Amen! Non con la paura e l’ignoranza l’imprenditore gestisce i cambiamenti: i social network hanno una sola regola, o ci sei o sparisci.

Come sopravvivere ad Amazon, strategie per negozi online

Come sopravvivere ad Amazon, strategie per negozi online

Amazon diventerà la prima trillion dollar company della storia e tu, caro imprenditore, cosa pensi di fare?

3 Strategie per non essere inghiottiti da Amazon.

Se stai ancora pensando ad Amazon come ad un grosso sito di e-commerce, sappi che per Jeff Bezos, il fondatore del colosso americano, l’e-commerce conta quanto lo starnuto di un Chihuahua. Lui, il commercio, lo vuole tutto e quando dico tutto, intendo proprio tutto: reale, virtuale e potenziale. Insomma Jeff pensa in lungo, in largo, a destra, a sinistra e alla grande, anzi alla grandissima ed ha i dati che tu non hai. Il colosso americano è molto più vicino al cliente di quello che pensiamo, punta all’intero mercato retail che è stimato tra qui ed il 2020 in 24 trilioni di dollari, diventando così la prima trillion dollar company della storia. E’ tra le 4 aziende più grosse al mondo, vale 475 miliardi di dollari e ogni due minuti butta fuori una nuova iniziativa che invade un intero mercato.

E per farlo non solo ha il miglior sistema di raccolta dati sui clienti ma anche di fidelizzazione: Amazon Prime. Il 75% delle persone che vivono negli Stati uniti e guadagnano più di 75 mila dollari l’anno è su Prime e spende in media più di un cliente Amazon classico.
Negli Stati Uniti più persone usano Amazon Prime (52%) di quante vadano in una chiesa (51%), come ben descritto nel libro The Four, il DNA nascosto di Amazon, Apple, Facebook e Google, disponibile in inglese su Amazon, ovviamente!

Il noto sito di e-commerce registra quello che facciamo sul suo portale e ci da consigli su tutto. Se ad esempio acquisti un libro, ti dice quali libri simili puoi comprare o come si sono comportati i clienti che hanno scelto quel libro: quali altri libri hanno comprato, che scelte hanno fatto. Il sito ricorda anche i tuoi acquisti suggerendoti ciò che è più simile alle scelte, che di volta in volta hai compiuto negli acquisti, come un personal shopper.

Il 55% delle ricerche di un prodotto parte da Amazon, quindi Amazon viene usato anche per valutare un eventuale acquisto tramite le recensioni e confrontarlo con i prezzi nei negozi fisici.

Di recente Jeff si è interessato al mercato delle start up di caffè ed al settore food, si è comprato la catena All Food per 13,7 miliardi di dollari in contanti, hai letto bene “in contanti”, cash, big money, sull’unghia olè! Ma cos’è All Food? Parliamo di ben 460 negozi fisici, nei quali acquisire dati sulle persone che entrano e comprano con una frequenza altissima, se ci pensate compriamo cibo ogni giorno.

La mossa è simile a quella di Apple con gli Apple Store, dei luoghi fisici dove rafforzare il proprio marchio e le proprie conoscenze del mercato.

Ma la vera novità è Alexa, con lei le ricerche vocali entrano in casa per non uscirne più: tra il 2007 ed il 2015 c’è stato un calo clamoroso nella capacità di identificare il proprio brand preferito se si è benestante, quando si fa la propria ricerca vocale. Quindi in tutti i casi in cui non si sta cercando esattamente un prodotto a marchio, Amazon ci dirotterà sui propri prodotti.

Se tu cambi come le persone comprano, cambi quello che le persone finiscono per comprare. Quando sei Amazon puoi vendere qualsiasi cosa, non se ne scappa, sopra, dentro o sotto bisogna passare attraverso questo gigante, ecco come:

1) Passare sopra il radar di Amazon: rafforzare il proprio brand, creare un vero culto del proprio marchio, quindi far si che il consumatore lo identifichi molto bene, nel logo, nel disegno e nel nome: essere un brand amato sopra la media.

2) Essere dentro il radar di Amazon ma in maniera furba: collegare il proprio sito di e-commerce ad Alexa ed avere un sito così ben posizionato nella Vostra nicchia da apparire tra i primi posti. In questo modo Alexa indicherà il Vostro Sito o prodotto a chi fa la ricerca. Ad esempio, se avete un bar a Cavana, nel centro storico di Trieste e volete che venga trovato dai turisti dovete essere molto forti nella geolocalizzazione perché questo è uno dei vostri cavalli di battaglia.

3) Passare sotto il radar di Amazon: creare una rete reale di contatti reali e di esperienze fisiche tali da invogliare le persone a sostenere il Vostro marchio e/o i Vostri store o negozi, a frequentare i vostri negozi/ attività perché capaci di dar loro una esperienza più professionale e coinvolgente delle recensioni su Amazon. L’esperienza virtuale non sostituirà mai quella reale, le persone avranno sempre bisogno di incontrarsi, di vedersi, di frequentarsi.

E tu? Hai già deciso come affrontare il gigante?